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Cento anni di presenza clariana francese in Assisi (1908-2008). Atti della Giornata di Studio Monastero Santa Colette - Assisi, 17 novembre 2007 («Studi francescani» 105 [2008], fasc. 3-4, pp. 279-483).

Il primo centenario della fondazione del monastero delle clarisse colettine ad Assisi è stata occasione per una sosta in ricordi e approfondimenti con una giornata di studio tenutosi nel novembre 2007, anticipazione della scadenza cronologica del 2008. I risultati di questa sosta vedono ora la luce, pubblicati nella rivista toscana «Studi francescani», e proposti con un'elegante sovraccoperta con il titolo francese del seminario di studio (Cent ans de présence des clarisses françaises à Assise [1908-2008]).

Un testo ricco di vari contributi, proposti in modo concentrico – dal generale al particolare – allo scopo di offrire il quadro globale in cui inserire la storia specifica del monastero, aperti da una Presentazione di Pietro Messa, preside della Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani della Pontificia Università Antonianum in Roma, e indefesso promotore di iniziative e proposte culturali soprattutto in ambito francescano.

Il contesto per comprendere la realtà ecclesiale francese e italiana tra la fine dell'Ottocento e la Prima guerra mondiale viene delineato dal contributo di Mario Tosti, Il cattolicesimo in Italia e in Francia tra Ottocento e Prima guerra mondiale (pp. 283-299). Rapidi schizzi di una storia accelerata in cui il cattolicesimo vive forti difficoltà, un «incontro e scontro» con la cultura laica e positivista. Una storia che, pur nella differenza dei particolari contesti, vive molte analogie tra Italia e Francia. Il clima è quello dell'anticlericalismo, del rifugiarsi al proprio interno da parte dei cattolici nell'«Opera dei Congressi» in Italia e nel rifiuto del ralliement in Francia, proposto dallo stesso papa Leone XIII. È il clima del modernismo nel tentativo di cogliere nuovi codici interpretativi della storia e della tradizione, bloccato con l'enciclica di Pio X Pascendi dominici gregis (1907).

La connessione tra mondo letterario francese e la città di Assisi viene delineato da Francesco Santucci profondo conoscitore della storia culturale assisana: Scrittori francesi della prima metà del '900 ad Assisi (Incontri con Johannes Joergensen) (pp. 301-314). Joergensen costituisce il filtro di molti incontri, data la fama e l'influenza dello scrittore danese che, a partire dal 1915, aveva scelto Assisi come sua patria di elezione, costruendo una rete di contatti con vari ambienti letterari europei gestiti dall'affascinante posizione della città umbra. Ma ancor prima di lui è imprescindibile la figura e il ruolo svolto da Paul Sabatier autore della famosa Vie di St. François, già sul mercato nel 1893, con la data di pubblicazione 1894 e messa all'Indice nel mese di giugno di quell'anno. Se Sabatier era stato colui che nel 1902 aveva costituito la Società internazione di studi francescani, creando una rete soprattutto di studiosi francescanisti e di eruditi, fu Joergensen il cantore e il poeta del fascino di Francesco e della terra umbra, il punto di riferimento di altri poeti che dalla Francia giungono ad Assisi: Louis Le Cardonnel, Émile Ripert, Edouard Schneider, creando più che un «salotto letterario», un laboratorio di idee e di ispirazioni. Aspetti che confluirono nella data del 1926, settimo centenario della morte di san Francesco, ma anche anno del rientro in Francia di Sabatier, e di una prolungata assenza di Joergensen infastidito dall'eccessivo vociare celebrativo.

È un incrociarsi di figure, idee, realtà, ampiamente studiate in tempi recenti in convegni della Società internazionale di studi francescani che continua con grande vivacità la sua opera (cf. Paul Sabatier e gli studi francescani. Atti del XXX Convegno internazionale. Assisi 10-12 ottobre 2002, Spoleto 2003 [Convegni della Società internazionale di studi francescani, n.s. 13.XXX]; Giovanni Joergensen e il francescanesimo. Atti del XXXV Convegno internazionale. Assisi 11-13 ottobre 2007, Spoleto 2008 [Convegni della Società internazionale di studi francescani, n.s. 18.XXXV].

Con tali nomi e queste premesse, la recezione dell'atmosfera assisana nel mondo francese viene delineata dal contributo di Jean Marie Ticchi, Assise dans l'imaginaire français de XIXe et XXe siècles (pp. 315-336). Un imaginaire connesso alla situazione culturale e sociale del paese transalpino, con i suoi vari passaggi dall'illuminismo al romanticismo, dalla rivoluzione alla restaurazione, dal secondo impero ai movimenti laicisti e anticlericali. Una storia le cui vicende non si arrestano nel territorio nazionale ma che ben presto superano i confini per diventare una storia che ha influenzato fortemente l'Europa. Un'Assisi descritta ancora «triste, déserte, monastique» in una guida del 1867, una «città-museo» di cui si percepiscono comunque dei valori sommersi, come ebbero a intuirli artisti quali Granet e Benouville, scrittori come Charles de Montalembert e Frédéric Ozanam; una città progressivamente compresa in modo più profondo con il crescere della riscoperta della figura di san Francesco, grazie anche al fermentante interesse che, nel mondo tedesco e francese, si sviluppò attorno alla sua storia in connessione con il settimo centenario della nascita (1882). Quell'interesse raccolto come una «missione» da Paul Sabatier che dava vita a una nuova stagione di studi francescani, con contrastanti interpretazioni, che solo nei nostri giorni stanno ritrovando ricomposizione con diversi codici interpretativi della figura del santo di Assisi.

Risale al 1908 la data dell'insediamento assisano delle clarisse colettine francesi. Particolari sulla storia delle loro origini sono offerti nel contributo di Marie-Aimée de Jesus, Les Colettines du monastère de Paray-le-Monial (1878-1906) (pp. 337-358). Provenienti dal monastero di Paray-le-Monial, fondazione del 1878 originata dal primitivo monastero di Périgueux (risalente al 1251), arrivavano nel luogo centrale della devozione e del culto del Sacro Cuore, che tanta parte ebbe nella storia della spiritualità francese e particolarmente conservato nella prima generazione di monache che, guidate da madre Elisabeth du Calvaire, erano desiderose di ritornare alla povertà integrale della Regola di santa Chiara, ripensata da santa Coletta di Corbie (1381-1447). A dire della vitalità della fondazione sta il numero di ben trenta monache che dal 1884 al 1897 sciamano da Paray-le-Monial per nuove fondazioni, prima a Nazareth e poi a Gerusalemme. Un monastero fiorente, pur in una stagione politicamente e culturalmente molto contrastata nella storia francese. Contrasti arrivati al culmine durante la presidenza Combes giungendo alla denuncia del Concordato e alla totale separazione fra Stato e Chiesa. In un clima montante di prospettive drammatiche, il 24 agosto 1905 un piccolo gruppo di monache avevano individuato un abbandonato convento francescano, a Palombara, nella zona laziale della Sabina. Esiste il dubbio (sospetto?) che tra i motivi dello sciamare ci sia stata anche una divergenza interna sui criteri di conduzione della vita interna, tra l'autenticità delle origini e i compromessi succedutisi nel corso del tempo.

Spetta a Pierre Moracchini portarci dentro questa storia, Les Clarisses françaises d'Assise et leurs relations avec les frères Mineurs (1905-1937) (pp. 359-407) indagando nel periodo cronologico indicato e arrestandosi al 20 gennaio 1938, data in cui finisce il primo volume della storia della fondazione in cui sono riportate memorie e fatti di cronaca del monastero, in due diverse redazioni: una non omogenea, con interruzioni cronologiche, e una successivamente rimaneggiata dalla seconda badessa del monastero. Dopo aver vagato in alcuni luoghi della zona laziale (Palombara, Tivoli, Roccagiovine), nel 1907 si apre la possibilità di una fondazione ad Assisi: dopo vagheggiate ipotesi presso Santa Maria degli Angeli o presso San Damiano, nel 1908 viene acquistato un terreno collocato tra San Pietro e San Giuseppe, due insediamenti, maschile il primo e femminile il secondo, di tradizione benedettina. Uno spazio dunque «benedettino», ma in una «terra francescana» con quattro monasteri di clarisse già presenti, di tradizione urbanista. A sostenerle, in una terra straniera per loro, fu il p. Bernardino Ibald, penitenziere francese (anche se di origine tedesca) a Santa Maria degli Angeli, in stretto contatto almeno fino al 1913. Le appoggia, con il progetto di unire nei quattro monasteri monache italiane e francesi, ponendo una di queste alla guida, al fine di riformarli introducendo la regola originaria. Progetto che non ebbe seguito, anche per l'opposizione di altri frati Minori, tornati a dividersi nel 1911 – dopo l'unione leonina del 1897 – nelle due provincie di San Francesco di tradizione osservante a Santa Maria degli Angeli, e di Santa Chiara di tradizione riformata a San Damiano. Nel 1912, settimo anniversario della fondazione delle clarisse, veniva benedetta la cappella e istituita la clausura papale, da parte del vescovo di Assisi.

Il fatto di rimanere sotto la giurisdizione episcopale, permise alle monache colettine una certa autonomia e libertà di movimento rispetto alle forti tensioni presenti tra le famiglie francescane: legate ai riformati di Chiesa Nuova più che agli osservanti di Santa Maria degli Angeli, ebbero, per molti anni, come guida spirituale il p. Bonaventura Marinangeli, conventuale del Sacro Convento, confessore ordinario dal 1911 al 1914 e dal 1925 al 1937. Un caso di «ecumenismo francescano» non indifferente per allora. Un monastero abitato da monache francofone, che diventerà nel tempo un sicuro punto di riferimento per i pellegrini francesi che passano per la città di Assisi, ponte tra l'atmosfera francescana che vi si respirava e l'idealità coltivata dal movimento francescano in terra di Francia.

Un denso contributo di Giuseppe Buffon chiude la serie degli apporti, Le Colettine ad Assisi nel 1908: l'avvenimento nella pubblicistica francescana (pp. 415-483). Un'ampia disamina condotta con grande rigore metodologico, inizialmente delineato (pp. 415-420), teso a rispondere alla domanda di fondo «alla città di Assisi, nella pubblicistica francescana del 1908, venne attribuita sì o no l'onore delle cronache?» (p. 420). Una «semplice domanda» condotta, secondo categorie qualitativamente determinate, in «un campione rappresentativo delle varie espressioni politiche, culturali ed obbedienziali (Minori, Cappuccini e Conventuali)» (p. 421). Concretamente l'analisi viene condotta su ventiquattro testate francescane (un quinto di quelle attive nel 1908), suddivise tra sette di area francofona, sette italiane, due spagnole, una anglosassone, una statunitense, due di ambito tedesco, una di area fiammingo-olandese, tre di organismi curiali. Un lavoro in apparenza deludente in quanto a risultati finali: praticamente sono solo due riviste francofone («La Fraternité» e «La voix franciscaine») e una belga-fiamminga («De Bode») a dare notizia della fondazione assisana, in un contesto di interpretazione polemica con le leggi anticlericali francesi e nella coincidenza del primo centenario della canonizzazione della Santa celebrato nel 1907. Come questa aveva vagato lungamente per la terra di Francia, trovando alla fine rifugio in Normandia (a quel tempo dipendente dalla corona inglese), così la fondazione assisana richiamava il continuo spostarsi della riformatrice che, come lei, aveva trovato alla fine ricetto in terra straniera, dove le sue figlie avevano costruito un monastero «où revivra, dans sa teneur intégrale en toute sa primitive ferveur, la règle de leur fondatrice» (p. 473). Se può risultare deludente il risultato finale nel suo aspetto «quantitativo», il percorso «qualitativo» costruito da Buffon nella dettagliata analisi delle testate francescane offre il polso degli orientamenti di queste, delle loro linee editoriali, del clima culturale, ecclesiale e francescano del tempo. Alla fine ne risulta un saggio di analisi sociologica-culturale di rilevante interesse storico, che va ben oltre il limitato epicentro assisano.

Siamo sempre stati convinti assertori che la «grande storia» non può fare a meno della «piccola storia» di istituzioni, fondazioni, di realtà che costellano il paesaggio locale, francescano in questo caso. Il risultato di questa giornata di studio dedicata ai cento anni del monastero di Santa Coletta di Assisi costituisce una perfetta sintesi di quando il particolare incontra il generale, arricchendo in modo significativo la conoscenza di questa presenza che, partita dalla terra di Francia, è venuta ad arricchire la non mai satura storia francescana della città di Francesco d'Assisi.


prof. luciano bertazzo

pubblicata in: Il Santo 49 (2009), fasc. 1, pp. 207-210.

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