ROBERTO PACIOCCO, Canonizzazioni e culto dei santi nella christianitas (1198-1302), Edizioni Porziuncola [Medioevo francescano. Saggi, 119], Assisi 2006, 431 p., € 50,00 - ISBN 88-270-0566-8.
Partendo da saggi già pubblicati a cominciare dal 1998, il presente volume si presenta come il frutto di un lavoro che vede l'Autore impegnato da più anni. Affrontando il tema delle canonizzazioni, fin dalla Introduzione (pp. XV-XX) evidenzia, onde evitare equivoci, che il giudizio vincolante del papa in merito alla santità espresso dalla ingiunzione di celebrare liturgicamente la memoria del santo canonizzato, «non comprometteva l'esistenza di piani supplementari del culto, non riconosciuti ufficialmente dalla sede romana ma che continuavano ad essere praticati e vitali» (p. XX).
Diviso in due parti, il volume nella prima tratta dei Percorsi del giudizio papale. Pur indicando nel titolo come inizio della sua analisi il 1198, ossia l'anno di elezione di Innocenzo III, l'A. dedica il primo capitolo, Verso la preminenza (pp. 3-28) alla presentazione delle premesse dell'opera innocenziana in cui un ruolo importante ebbe la continua dialettica tra potestà dei vescovi e quella del papa. I Primi sviluppi (capitolo secondo, pp. 29-54) si ebbero con la canonizzazione di Omobono da Cremona e videro una sempre più precisa prassi processuale; importante in questo momento è il rapporto tra funzione esemplare e taumaturgica della santità testimoniata rispettivamente dalle virtù e dai miracoli, «le une e gli altri in un rapporto di reciproco inveramento» (p. 36). Non tutti i processi giunsero a buon fine e presto si pose il problema di una santità apparente. Con Gregorio IX si giunse Verso l'apice (capitolo terzo, pp. 55-98); infatti fu nel 1230 che con la decretale Audivimus egli sancì la riserva papale del diritto di canonizzazione. In questo tempo si perfezionarono anche i processi di canonizzazione con una vera e propria forma interrogandi che doveva essere osservata – indicando con precisione i testimoni con le relative dichiarazioni – se non si voleva vedere l'inquisitio respinta in quanto giudicata difettosa, come avvenne nel caso di Ildegarda di Bingen. Il capitolo quarto, Assestamenti e formalizzazioni (pp. 99-134) evidenzia che vi fu al tempo di Alessandro IV un rallentamento nei negotia riguardanti la santità tanto che l'unico processo di canonizzazione giunto a buon fine fu quello di Chiara d'Assisi. In Intermezzo: peculiarità e difficoltà (capitolo quinto, pp. 135-163) evidenzia nelle canonizzazioni il continuo intreccio tra teologia e diritto e l'importanza dell'aspetto liturgico, come indica l'ingiunzione di iscrivere il nuovo santo nel calendario e nelle litanie.
Nella seconda parte, dedicata a Riflessi e conseguenze, Paciocco illustra gli Adattamenti agiografici (capitolo sesto, pp. 167-198) alla prassi processuale delle canonizzazioni: infatti l'agiografia continuerà a «relazionare il percorso di una santità fino alla canonizzazione» (p. 181) e nelle Vitae «gli agiografi iniziarono inevitabilmente a ricorrere alle "fonti" maturate in ambito processuale» (p. 184) così che si può affermare senza remore che «l'agiografia legata ai santi canonizzati fu invariabilmente "attratta" dalle scritture processuali» (p. 188). Nel capitolo settimo, Diritto, giurisdizione e perdono (pp. 199-235) riconoscendovi uno sviluppo della convinzione teologica dell'intercessione dei santi presente nelle formule di assoluzione, l'A. analizza le indulgenze papali connesse con le canonizzazioni. Tali indulgenze erano espressione della crescente autorità papale, tanto che aumentavano proporzionalmente al maggior legame del rispettivo santo con la sede romana: così non meraviglia che le chiese francescane, luogo di culto di san Francesco – giustamente definito il santo di Gregorio IX – si trasformarono ben presto in luoghi d'indulgenza per concessione papale. Nell'ultimo capitolo, Verso l'universalismo (pp. 237-287) si evidenzia che «due fenomeni emergenti ed attratti nell'orbita papale, Ordini religiosi e canonizzazioni papali dei santi, giunsero a contatto» e ciò in diretta relazione con l'emergere del ruolo del papato. Se con il privilegio per la celebrazione della messa su un altare portatile concesso a Predicatori e Minori, rispettivamente dal 1221 i primi e 1224 i secondi, «i frati potevano installarsi, teoricamente, ove volevano, anche in una qualsiasi abitazione, e qui celebrare messa indipendentemente dall'autorizzazione del prelato locale» (p. 254), negli anni trenta «venivano incaricati dei prelati locali, in genere scelti tra i più favorevoli ai Mendicanti e tra i più vicini alla sede romana, acché operassero come conservatori apostolici» al fine di «salvaguardare i diritti di esenzione dall'autorità episcopale ottenuti dai Mendicanti grazie ai privilegi papali» (p. 264), spesso connessi all'emergere della santità mendicante.
Nelle Conclusioni (pp. 289-292) Paciocco evidenzia il legame tra prassi delle canonizzazioni e "costruzione dell'autorità papale" sempre più vericistico-monarchica, ma anche il ruolo nell'economia della salvezza delle anime dei fedeli assunto dalla Chiesa di Roma, sempre più consapevole di essere «clavigera di un regno superno cui, privi della sua intermediazione, non era possibile di accedere» (p. 291) Secondo Paciocco «è in quest'ottica che si dovrebbe guardare alle canonizzazioni dei santi realizzate dal papato nel Duecento, almeno per evitare che agli occhi balzi solo la "pretestuosità" di alcune di esse» (p. 291). Al termine sono poste tre appendici rispettivamente dedicate al culto di Margherita di Scozia (pp. 295-309), alle indulgenze per la visita di chiese (1159-1261) (pp. 311-321) con tanto di grafici, e alcune avvertenze bibliografiche (pp. 323-333) che sono un vero e proprio percorso per uno studio del tema.
L'abbondante bibliografia finale (pp. 335-401), distinta in fonti agiografiche e opere utilizzate, dice del lungo e profondo lavoro di ricerca di cui è frutto il presente volume. Gli indici finali (pp. 403-431) comprendenti non solo i nomi di persona e di luogo, ma anche le cose notevoli, gli initia dei documenti papali, i documenti e i codici manoscritti, le ricorrenze bibliche, i passi di rilevanza giuridica e le citazioni del corpus della Bibliotheca hagiographica latina, costituiscono per un'opera così intensa una vera e propria "porta d'ingresso" che numerosi studiosi utilizzeranno. Otto tavole fuori testo con la riproduzione dei principali documenti inerenti le canonizzazioni impreziosiscono tale volume. Non meraviglia che in un lavoro inerente le canonizzazioni e il culto dei santi il nome più citato sia André Vauchez (pp. 397. 431), un vero e proprio maestro in materia con i suoi innumerevoli studi rappresentati dall'ormai classico La sainteté en Occident au derniers siècles du Moyen Age d'après les procès de canonisation et les documents hagiographiques. Subito dopo Vauchez il nome più citato è Francesco d'Assisi (p. 414) la cui importanza è evidenziata anche dalla immagine di copertina del volume che riproduce la Sicut fiale auree emanata da Gregorio IX per la sua canonizzazione.
Il volume rimarca l'importanza della dimensione liturgica nelle canonizzazioni come si evince dall'obbligo di inserire il nome del nuovo santo nelle litanie e nel calendario e di un ufficio per il quale era richiesta la composizione di testi liturgici adeguati (es. pp. 95-96. 139. 141-143. 157. 233-234. 237. 276. 283-286). Proprio il riconoscimento di tale importanza della dimensione liturgica, assieme a quella giuridica, spinge Paciocco a riconoscere che purtroppo «diritto e liturgia corrono il rischio di non essere più tra le discipline usualmente frequentate nella medievistica italiana» (p. 325). Certamente quella delle canonizzazioni è una realtà complessa che va dal diritto alla teologia, dalla prassi processuale alla liturgia, dall'agiografia alla storia delle istituzioni e Paciocco – con un linguaggio certamente impegnativo – tiene conto di tutti questi aspetti; proprio questo gli permette di concludere il suo studio con il richiamo a non richiudersi dentro categorie, più nostre che di quei tempi, che misconoscono la complessità del reale.
prof. pietro messa
pubblicata in: Frate Francesco 73 (2007), pp. 359-361.
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