Recensioni



Il francescanesimo dalle origini alla metà del secolo XVI. Esplorazioni e questioni aperte. Atti del Convegno della Fondazione Michele Pellegrino Università di Torino, 11 novembre 2004, a cura di F. Bolgiani - G.G. Merlo, Il Mulino [Collana di studi della Fondazione Michele Pellegrino], Bologna 2005, 278 p., € 21,00 - ISBN 88-15-10771-1.

Nella Premessa (pp. 7-8), a cura della “Fondazione Michele Pellegrino”, viene presentato l’obiettivo del convegno i cui atti sono qui pubblicati: si tratta di «una discussione collettiva a partire dal volume di Grado Giovanni Merlo, Nel nome di san Francesco». Tuttavia, fugando ogni equivoco, il Presidente della “Fondazione Michele Pellegrino”, Alessandro Braja, nelle parole di Apertura del convegno (pp. 9-11), afferma che questo incontro è «ben più che una recensione a più voci di tale opera: aspira ad essere una riflessione storica che, partendo da tale volume, si allarga a problemi metodologici, di periodizzazione e di sviluppo dello studio di quanti si sono richiamati a Francesco nel corso di tre secoli e mezzo».

La parte prima, Aspetti e problemi del francescanesimo, si apre con una introduzione in cui Franco Bolgiani tratta di Francesco e francescanesimo: due problemi sempre inquietanti (pp. 15-29), puntualizzando alcuni aspetti peculiari per una «periodizzazione del fenomeno “francescanesimo”». Alvaro Cacciotti, in Aspetti letterario-spirituali del francescanesimo delle origini (pp. 31-47) richiama l’importanza di affrontare la dimensione religiosa presente nelle fonti, sottolineando il fatto che «il profilo spirituale di questa storia si giustifica poiché si pone di fronte alla sua espressione documentaria e non perché si accetti o si rifiuti, ideologicamente, la sua testimonianza» (p. 33). Pertanto tale storia va letta nelle coordinate della “storia della salvezza”; tuttavia, ciò richiede una previa valutazione di metodo, soprattutto per quanto attiene alla nozione di mistica ancora in cerca di un proprio statuto epistemologico. Al termine della disamina delle caratteristiche della mistica, Cacciotti alla domanda se «Francesco è mistico» risponde negativamente. Giuseppina de Sandre Gasparini, in Su una storia di san Francesco e del francescanesimo. Note di lettura (pp. 49-70), pur riconoscendo con Merlo la presenza, in una tensione mai definitivamente risolta, di diverse anime nel francescanesimo, non giunge a teorizzare una contrapposizione e una cesura tra frate Francesco e la vicenda istituzionale dei frati Minori. Michele Pellegrini, in Itinerari dell’inserimento. Riflessioni su minoritismo e Chiese locali nella prima stagione francescana (pp. 71-111), analizza quel momento determinante della storia francescana definita come l’“avere chiese”, consistente in una «privatizzazione dello spazio liturgico dei minori», senza escludere, però, «la presenza di un “proprio” pubblico di fedeli». Tale situazione sarà sancita dal papa per cui, grazie ai privilegi pontifici, si assiste al «progressivo estendersi degli inusitati spazi di autonomia dei frati», i quali, di conseguenza, non solo non erano, ma neppure potevano, vivere quali sudditi, come prescritto da Francesco stesso nel Testamentum. Claudia Gennaro, in E nel nome di Chiara? , presenta una sorta di rassegna bibliografica inerente gli studi clariani, evidenziando i risultati raggiunti e le problematiche aperte. L’intervento di Paolo Evangelisti, Tra genesi delle metamorfosi nell’ordine dei Minori e francescanesimo dominativo (pp. 143-187), partendo dal concetto di “metamorfosi” – da lui riconosciuto come «l’asse portante» del libro di Merlo – mette in evidenza come contrariamente alla “vulgata” weberiana, le categorie fondamentali dell’etica economica di mercato siano di origine francescana, essendoci una «condivisione di un lessico ininterrotto tra testualità francescana e riflessione riformata» (p. 186). Anna Benvenuti, con L’Osservanza e la costruzione dell’identità storica del francescanesimo (pp. 189-197), sottolinea che l’accentuata, per non dire a volte esclusiva, attenzione a Francesco abbia messo in ombra i frati «i quali hanno continuato a fare quello che avevano sempre fatto, a partire dalla rinascenza storicistica della controriforma, quando avevano specializzato una propria erudizione ed una “antiquaria”» (p. 190). Stefano Brufani, in Tracce di un percorso di ricerca su Francesco e francescanesimo (pp. 199-215), dopo aver ripreso l’affermazione di Giovanni Miccoli, secondo cui il libro di Merlo, intorno a cui ruota il convegno, è un punto di arrivo degli studi fracescani, cerca di individuare il punto di partenza di tale branca di studio per gli studiosi che si formarono negli anni ’60-’70, tra cui anche Merlo. In un tentativo di risposta ne riconosce il passato prossimo nelle edizioni delle fonti operate prevalentemente dai frati di Quaracchi e dal dibattito storiografico seguito alla Vie de saint François di Paul Sabatier. Merito indiscusso dell’intervento di Brufani è quello di aver mostrato le ripercussioni, certo non trascurabili, che nel dibattito storiografico inerente il francescanesimo ebbero i diversi contesti sociali e religiosi in cui esso si sviluppò. A questo proposito egli mette in evidenza come l’abbondante bibliografia usata da Merlo sia indice di un preciso percorso di ricerca dell’autore; richiamandosi a Manselli, che aveva evidenziato l’importanza di un duplice aspetto della ricerca, quello filologico e quello storico, Brufani lamenta il fatto che mentre il secondo, ossia quello storico, ha avuto grande sviluppo – anche nel percorso di Merlo – non così è stato per quello filologico. Dopo aver evidenziato come ampi settori della letteratura francescana nell’opera di Merlo non abbiano avuto l’attenzione che avrebbero meritato, Brufani conclude, usando un’immagine di Merlo stesso; in riferimento al volume Nel nome di san Francesco afferma che «quella zattera sembra più una nave con equipaggio scelto, ben dotata, con buone carte di navigazione per raggiungere una meta ben definita» (p. 215).

Nella parte seconda del volume, dedicata a Repliche e prospettive (pp. 217-270) Franco Bolgiani presenta le sue perplessità a Cacciotti riguardo alla domanda se Francesco fosse stato o no un mistico; Cacciotti nella risposta amplia ulteriormente il suo contributo inerente la mistica, richiamando, soprattutto, l’insufficienza di un approccio ai testi che si limiti a meri dati storici fattuali. Maria Teresa Dolso evidenzia come le compilazioni trecentesche non siano un semplice assemblaggio di materiale preesistente, ma abbiano uno scopo ben preciso evidenziato dalle selettività con cui è recepito il diverso materiale. Mariaclara Rossi esprime semplici, ma pregnanti, suggestioni e spunti per una storia del francescanesimo “locale”.

Nelle Conclusioni (pp. 249-270) Grado Giovanni Merlo, partendo dalla domanda: «a chi oggi interessa la storia del francescanesimo in generale e la storia del francescanesimo dei secoli XIV e XV in particolare? E perché interessa?» (p. 250) e dopo aver constatato la «spontanea e inopinata convergenza tra gli “studi francescani” in quanto settore della ricerca storica (medievistica e storico-religiosa) e gli “studi francescani” in quanto apporto e alimento alla “vita francescana” contemporanea» (p. 254), termina constatando l’attuale “forza di contemporaneità” che la vicenda francescana ha nella nostra società.

I diversi interventi contenuti nel libro non sono certamente semplici recensioni al libro di Merlo, ma veri e propri contributi alla storia del francescanesimo dei primi secoli: infatti, essi partono normalmente da alcune pagine del libro di Merlo, ma per andare oltre. Certamente il tema affrontato da Merlo ripreso con maggior frequenza é quello che riguarda le “metamorfosi” del francescanesimo (es. pp. 55-145-232). Nella bibliografia citata dai diversi autori non si può non constatare come traspaia in filigrana, una critica discreta, ma decisa, alle posizioni espresse da Claudio Leonardi nel volume primo de La Letteratura Francescana della Fondazione Valla-Arnaldo Mondadori (es. p. 18, nota 1; pp. 51-52, nota 3; pp. 57-58, nota 11; p. 69, nota 25). Un richiamo costante è quello all’importanza della ricerca delle fonti archivistiche per un ulteriore approfondimento (es. pp. 67. 192. 236. 243), mentre più di un intervento ha evidenziato l’importanza di non decontestualizzare l’esperienza minoritica, ma di leggerla tenendo conto delle esperienze precedenti e coeve (es. pp. 33. 109). I diversi interventi non solo rappresentano un nuovo apporto alla storia del francescanesimo, ma indicano anche piste di ricerca che chiedono di essere battute mediante un lavoro serio e profondo, soprattutto a partire dai documenti.


prof. pietro messa

pubblicata in: Frate Francesco 72 (2006), pp. 248-251.

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