GIOVANNI IAMMARONE, Gesù Cristo volto del Padre e modello dell’uomo. L’apporto della visione francescana, Edizioni Messaggero [Studi francescani], Padova 2004, 153 p., € 10,00 - ISBN 88-250-1373-6.
Iammarone mette in evidenza, a partire dall’Introduzione, come il binomio teologia e santità, studio e vita sia peculiare del pensiero francescano iniziato da san Francesco e santa Chiara. In particolare, nel capitolo primo, Gesù Cristo rivelatore del Padre e dell’uomo nella teologia contemporanea (pp. 11-30), egli sottolinea, con una frase di D. Bonhöffer, come: «Ormai non si può pensare o conoscere l’uomo altrimenti che in Gesù Cristo, né conoscere o pensare Dio se non nella figura umana di Gesù Cristo» (p. 29). Nel capitolo secondo, Gesù rivelatore del Padre ed esemplare dell’uomo nella visione francescana (pp. 31-131), l’A. riassume le principali posizioni dei più significativi esponenti della riflessione francescana, individuando una continuità di pensiero che si radica nell’origine comune rappresentata dalla meditazione di san Francesco e santa Chiara d’Assisi.
Il capitolo terzo, Apporto della visione francescana alla riflessione su Gesù rivelatore del Padre e modello dell’uomo (pp. 133-150), è quello che maggiormente esprime il punto di vista dell’A. in relazione alle tematiche prese in esame. Povertà, umiltà, svuotamento, fragilità sono i concetti sviluppati in riferimento ai contenuti cristologici francescani.
Il volume di Iammarone, pur distinguendosi per la ricca e aggiornata bibliografia, presenta, tuttavia, alcune difficoltà, soprattutto per quel che concerne le conclusioni. Queste ultime, non sempre condivisibili, richiederebbero un’analisi più approfondita delle questioni affrontate. Destano non poche perplessità le affermazioni dell’A. in relazione al linguaggio profondamente biblico di Francesco d’Assisi, nel quale il termine “Nome” equivale a “Persona” (cf. p. 37). Iammarone è poco chiaro ed esaustivo nel sostenere il fatto che, a proposito della creazione dell’uomo a immagine e somiglianza di Dio, «all’Assisiate sono ignote le speculazioni dei teologi al riguardo» (p. 45) o che al tempo di Bernardino da Siena la teologia scotista era «ormai ufficiale nell’Ordine francescano» (p. 116) o, ancora, che Francesco fece propria la preghiera Absorbeat (p. 137).
In particolare, richiederebbero un’analisi più minuziosa alcune definizioni che l’A. tende, invece, a dare per scontate quando si riferisce ai secoli XIII e XIV di scuola francescana o ai teologi/maestri francescani (es. pp. 64. 67. 134) o al pensiero francescano in generale (ad esempio a p. 66 l’A. riconosce come peculiare di quest’ultimo la dimensione kenotica di Cristo). Probabilmente, sarebbe più opportuno parlare, in riferimento ad una recensione di Pietro Maranesi, di francescani teologi più che di teologi francescani i quali saranno accomunati da uno stesso pensiero solo a partire da un certo periodo in poi. Molto utile potrebbe risultare uno studio in merito per definire da quando si cominciò a teorizzare una scuola francescana composta da teologi francescani e quali furono le caratteristiche ad essa riconosciute.
Così per Bernardino da Siena si può riconoscere un riferimento francescano a lui precedente, vale a dire Pietro di Giovanni Olivi (che ancora più di Alessandro d’Hales, Scoto e Ubertino da Casale ha ispirato il suo pensiero: cf. p. 115). Lo stesso avviene in Lorenzo da Brindisi quando afferma la funzione archetipica di Gesù Cristo; così anche nei teologi francescani contemporanei che hanno sviluppato la visione scotista recuperando la funzione esemplare di Cristo, la quale non si limita «all’incarnazione e alla passione coronata di gloria, ma include ampiamente la sua vita storica, il suo insegnamento, il suo esempio, in una parola la sua forma di vita, ove Dio nel Figlio ha lasciato un’impronta di sé e del suo amore» (p. 131).
Il merito del libro di Iammarone sta, senz’altro, nel sostenere la centralità di Gesù Cristo sia per la teologia che per l’antropologia, in un momento come l’attuale in cui una società sempre più multireligiosa pone in questione proprio tale figura. Ed in relazione a ciò ha ragione l’A. nel sostenere come la teologia fatta “nel nome di san Francesco” abbia molto da insegnare.
prof. pietro messa
pubblicata in: Frate Francesco 72 (2006), pp. 236-237.
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