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FEDERAZIONE S. CHIARA DI ASSISI DELLE CLARISSE DI UMBRIA - SARDEGNA, Chiara di Assisi. Una vita prende forma. Iter storico, Edizioni Messaggero [Secundum perfectionem sancti Evangelii. La Forma di vita dell’Ordine delle Sorelle povere, 2], Padova 2005, 221 p., € 28,00 - ISBN 88-250-1598-4.

Come promesso la Federazione S. Chiara di Assisi delle Clarisse di Umbria-Sardegna, proseguendo il progetto di studio "Secundum perfectionem sancti Evangelii. La Forma di vita dell’Ordine delle Sorelle povere", dopo poco più di un anno dal primo volume, Chiara di Assisi e le sue fonti legislative. Sinossi cromatica, offre al pubblico il secondo volume dedicato all'iter storico di formazione della Regola clariana. Il testo, come ricorda Chiara Cristiana Ianni nella Prefazione (pp. 5-6), vuole «ricostruire e ripercorrere quel tratto di storia che va dall'incontro di Chiara con Francesco e la sua ispirazione, fino alla stesura e all'approvazione della Regola scritta da lei e dalle prime sorelle in San Damiano» e ciò «non con la preoccupazione accademica degli storici, né con quella della scientificità, ma neanche trascurandole» (p. 5).

Nell'Introduzione (p. 9-10) si rimanda alle fonti clariane: tra queste, in nota, è accordata attendibilità anche al Testamento, a proposito del quale è sottoscritto quanto affermato da Robinson e ripreso da Lehmann: «Tutto ciò che si può dire con sicurezza è che il Testamento può ben essere autentico» (p. 9n). Da questa scelta scaturisce come immediata conseguenza l'affermazione per cui «Francesco è senza dubbio la prima chiave di lettura dell'esperienza di Chiara» (p. 9).

Nel capitolo primo, Francesco d'Assisi: la novità del Vangelo (pp. 11-17), è ricostruito il contesto religioso in cui si colloca la vicenda di Chiara. Riguardo all'esperienza cristiana di frate Francesco, se non del tutto convincente appare la definizione di essere «un'esplicita scelta di marginalità» (p. 16) – espressione presa da Raoul Manselli e fatta propria da alcuni dei suoi discepoli per descrivere la peculiarità del Santo di Assisi –, più aderente ai suoi Scritti è che egli scelse «la forma di Gesù, l'uomo-Dio, il seguire le orme di lui povero, umiliato nell'Incarnazione per amore» (p. 17). Il capitolo secondo, Per divina ispirazione: l'avventura evangelica di Chiara (pp. 19-29), ricostruisce gli inizi della comunità, da Chiara che al modo di Bernardo vende e distribuisce tutto ai poveri, fino alla permanenza definitiva a San Damiano, sotto la giurisdizione del vescovo di Assisi. Un luogo certamente separato, ma non lontano dalla città, che permette un continuo scambio con essa. Chiara e le sorelle promisero volontaria obbedienza a Francesco, sentendosi così pienamente parte della fraternitas minoritica; soltanto nel momento in cui Francesco la sollecitò ad assumere la guida della comunità, vi fu una cesura tra un’iniziale forma di rapporti più stretti con la fraternitas minoritica (più che francescana) e una successiva indipendenza con «esiti legislativi diversi, ai quali contribuì la stessa progressiva trasformazione della fraternitas di Francesco in Ordine religioso» (p. 29). Il capitolo terzo, Primi anni a San Damiano (pp. 31-40), mostra che le parole della forma vivendi di Francesco lasciateci da Chiara «contengono i due pilastri portanti della vita di San Damiano: [...] la perfezione del santo vangelo [...] il rapporto con i Minori» (p. 34). Un ampio spazio è dedicato al Privilegium paupertatis attribuito a papa Innocenzo III, riguardo alla cui autenticità è ricostruito il vivace dibattito degli ultimi anni, per concludere che «allo stato attuale degli studi nessuna delle prove portate a sostegno della falsificazione come anche dell'autenticità [...] appaiono definitive» (p. 40) e che «la questione specifica dell'autenticità del testo e della sua attribuzione o meno a Innocenzo III rimane del tutto aperta e in attesa di ulteriori approfondimenti, inserendosi nel discorso più ampio delle fonti clariane e dei loro rapporti reciproci» (p. 40). Il capitolo quarto, Il legato pontificio Ugolino dei Conti di Segni (pp. 41-50), illustra il passaggio di numerose comunità dalla giurisdizione episcopale alla diretta dipendenza dalla Sede Apostolica; questo avviene per Santa Maria a Monticelli già il 27 luglio 1219, primo monastero oggetto della strategia ugoliniana che – pur ottenendo di osservare, caso unico, le Observantiae regulares di S. Damiano – ha come riferimento istituzionale la regola di Benedetto affiancata dalla formula vitae dello stesso cardinal Ugolino. Ci sono tuttavia casi – come quello del monastero San Michele a Trento – in cui le monache, pur dovendo osservare la formula vitae ugoliniana, sono dispensate dal capitolo intitolato De possessionibus non habendis, segno evidente dell'esistenza di tale capitolo in origine. Di conseguenza, «la formula vitae del cardinale doveva inglobare in origine il divieto di avere possedimenti, rispondendo così al desiderio delle comunità riconosciuto e accordato da Onorio III» (p. 49): povertà e esenzione erano, infatti, le coordinate in cui si muoveva la Chiesa nelle questioni inerenti la vita religiosa femminile. Il capitolo cinque, Chiara, Ugolino e le donne povere (pp. 51-62), ricorda che inizialmente i vari monasteri della religio delle Pauperes dominae erano accomunati da povertà e esenzione, e successivamente dall'assistenza da parte dei Minori su mandato della Sede Apostolica. Dopo aver considerato soprattutto il caso del monastero Sant'Apollinare a Milano, le autrici prendono atto «della difficoltà nel tracciare confini netti tra ciò che è francescano o francescano-clariano e ciò che non lo è, dato che all'interno della stessa realtà si ritrovano spesso passaggi da una legislazione all'altra» (p. 55). A questo proposito c'è da ricordare che il bisogno di tracciare questi confini, con tale nomenclatura moderna, è nostro; al massimo ci si può chiedere quanto il richiamo a frate Francesco d'Assisi fosse ritenuto determinante – come nel caso di Chiara – e quanto invece fu abbandonato o relativizzato con una certa facilità. Un passaggio si nota anche nella Regola minoritica: se nella Regola non bollata si parla di più generiche mulieres, nella Regola bollata si menzionano le meglio definite monachae; nel 1227 Gregorio IX affida l'assistenza di tutti i monasteri di monache povere esenti ai Minori tramite il ministro generale Giovanni Parenti (i monasteri esenti dell'area padovana, veneta e trevigiana erano stati poco prima affidati ai Predicatori). Il passaggio dalla giurisdizione episcopale a quella della Sede Apostolica, secondo le autrici, «è concluso nel 1228»; secondo quanto afferma Gregorio IX nella lettera Angelis gaudium del 1238, la sua formula vitae fu accettata da san Francesco e solennemente professata dalla comunità di San Damiano. Dando credito a tale affermazione del Pontefice le autrici affermano che «tutto questo avveniva prima della morte del Santo», ossia prima del 1226. Il capitolo sesto, Con animo risoluto (pp. 63-73), illustra gli avvenimenti mediante cui è maturato il proprium della comunità di San Damiano, pur avendo accettato la cornice della institutio monastica loro data dal cardinal Ugolino. Se l'immagine di Chiara e della comunità di San Damiano diffusa mediante la Vita beati Francisci di Tommaso da Celano corrisponde più alle attese papali che alla realtà storica, particolarmente significativo appare il Privilegium paupertatis concesso nel frattempo da Gregorio IX. Chiara reagirà con uguale fermezza alla Quo elongati che compromise il rapporto per lei centrale con i Minori. Il capitolo settimo, Un'amicizia provvidenziale (pp. 75-89), tratta fondamentalmente dell'intreccio tra la vicenda di Chiara con quella di Agnese da Praga, iniziato intorno al 1230 e che avrà come espressione uno dei rarissimi casi di corrispondenza femminile medievale. In tale vicenda vi sono più protagonisti, ossia oltre Chiara e Agnese, il fratello di questa ultima, re Vencesclao, frate Elia e Gregorio IX. Alla richiesta di Agnese di poter seguire la forma vivendi di Francesco, Gregorio IX risponde negativamente con l'Angelis gaudium, in cui afferma che in un solo ordine, com'è considerato l'Ordo sancti Damiani, vi deve essere una sola Regola, per evitare differenze legislative che – come di fatto avverrà nel pontificato di Innocenzo IV – potrebbero causare turbamenti e scandali. Ciò si rifletterà anche nella Regola di Chiara del 1253, in cui più volte è richiamata la necessità, soprattutto per la Badessa, di aver fatto professione di questa. Durante Il pontificato di Innocenzo IV, trattato nel capitolo successivo (pp. 91-103), Chiara cerca nuovamente di trovare una definizione giuridica dei due capisaldi della sua ispirazione, ossia povertà e rapporto con i Minori. C'è una confusione legislativa, con l'obbedienza dovuta alla Regola di Benedetto e quella di Gregorio IX, che Innocenzo IV cercherà di superare con una nuova regola fondata su quella dei Minori, facendo esplicito riferimento a san Francesco; tuttavia non ebbe successo, e secondo le autrici del volume ciò è «una conseguenza dello stretto rapporto che la regola di Innocenzo stabiliva tra i monasteri e l'Ordine dei Minori» (p. 99). Sempre secondo le autrici l'assenza della menzione di Chiara nel Memoriale non necessariamente è dovuta alla volontà minoritica di distacco dalla comunità di San Damiano, per il semplice fatto che in questa opera Tommaso non nomina nessuna persona ancora vivente. L'ultimo capitolo, Verso la meta (pp. 105-114) condensa gli avvenimenti ultimi dell'iter storico della Regola che coincisero anche con quelli finali della vita di Chiara d'Assisi. La Regola, pronta almeno dal novembre 1251, fu approvata per la sola comunità di San Damiano il 16 settembre 1252 dal cardinal Rainaldo, ma Chiara volle una conferma più solenne, ossia pontificia, cosa che avvenne negli ultimi giorni di vita della Santa, con un procedimento non secondo la prassi ordinaria. La Regola approvata era per la sola comunità di San Damiano, ma secondo Chiara essa aveva un valore più ampio, per tutte le sorores pauperes, nel cui nome erano espressi «i due motivi fondamentali, la fraternità e la povertà, che rivelano la matrice evangelico-penitenziale della forma di vita di Chiara» (pp. 110-111). L'Epilogo (pp. 115-118) mostra che sebbene la canonizzazione di Chiara avvenne nemmeno a due anni dalla morte e che il suo culto si diffuse rapidamente, l'inserimento nei libri liturgici tardò. Nel 1263 Urbano IV promulgò una nuova regola, avente come base la regola di Innocenzo IV e alcuni stralci della Regola di Chiara, senza però mai nominarla esplicitamente; come scrivono le autrici, «tutto viene unificato sotto una nuova dizione che sancisce la nascita dell'Ordo sororum sanctae Clarae» (p. 117) e, altrettanto importante, la fine dell'Ordo Sancti Damiani.

In appendice al volume sono riportati numerosi documenti (in latino con traduzione in italiano), un regesto di alcuni documenti notevoli (in italiano con in latino le parti più significative, seguite immediatamente da traduzione tra parentesi quadre,), un elenco cronologico dei principali documenti citati, una dettagliata tavola cronologica (pp. 177-185) (divisa in "Francesco e Ordine dei Frati Minori", "Chiara-San Damiano", "Monasteri delle Donne recluse", "Vicende ecclesiali", "Vicende politiche"). La ricca Bibliografia (pp. 187-200), come anche gli indici finali dei nomi di persona e di luogo, mostrano che la scientificità, pur non essendo il fine ultimo, non è assolutamente assente in questo lavoro svolto dalle clarisse.

La Postfazione (pp. 201-208) – non firmata, ma dalla lettura è evidente che l'autore è Felice Accrocca – presenta com'è nato tale lavoro, nonché i risultati raggiunti, tra cui che «la forma vitae di Ugolino è passata attraverso uno stratificato processo redazionale» (p. 203). Accrocca riprende la questione del privilegio attribuito a Innocenzo III e dopo aver espresso l'opinione per cui «il testo che attualmente possediamo non sia affatto un documento emesso dalla cancelleria papale di Innocenzo III», ipotizza che tale testo fu falsificato da frate Leone, l'autore materiale del manoscritto di Messina.

Accostando questa pubblicazione è bene tenere presente la modalità e condizione di lavoro delle autrici, ossia una stesura comunitaria come risulta da un periodare apposto, senza per questo risultare sconnesso (cf. ad esempio p. 20), e la clausura che, se da una parte non ha impedito, anzi facilitato la ricerca di testi anche rari mediante amici e professori vari, dall'altra ha portato a fare un notevole uso di dizionari, soprattutto il Dizionario degli Istituti di Perfezione, anche in casi dove c'erano pubblicazioni più recenti e aggiornate (cf. ad esempio la nota 5 a pagina 13 in cui sarebbe stato più che opportuno il rimando a Monteluco e i monti sacri. Atti dell’incontro di studio Spoleto 30 settembre-2 ottobre 1993, Spoleto 1994). Similmente riguardo al ministro generale Crescenzio da Jesi, rimandando alle informazioni contenute nelle Fonti Francescane, si afferma che divenne vescovo di Assisi, informazione smentita da N. D'Acunto, «Il primo vescovo francescano: Nicolò da Calvi (1250-1273)», in Id., Assisi nel Medioevo. Studi di storia ecclesiastica e civile (Quaderni dell'Accademia properziana del Subasio. Assisi, 8), Assisi 2002, 207-235.

Al temine di questo iter storico se risalta la risolutezza di Chiara, d'altra parte emerge l'importanza di papa Gregorio IX che, come fece nella Quo elongati del 1230, si appella a san Francesco d'Assisi per sostenere le sue scelte; infatti nel 1238 con l'Angelis gaudium egli, per rimarcare ad Agnese di Praga la bontà della sua formula vitae, scrive che la stessa fu «accettata dal predetto Santo». Gregorio IX non solo canonizzò frate Francesco, ma spesso si appellò a lui per dare autorevolezza al suo operato; ciò mostra che il Santo di Assisi fu realmente un emblema del suo pontificato, come ha mostrato lo studio inerente l'affresco di Subiaco di Francesco Mores, Alle origini dell’immagine di Francesco d’Assisi. Ancora una volta non solo risalta l'importanza della figura del cardinal Ugolino-Gregorio IX, ma anche la mancanza – e quindi la necessità – di un convegno o uno studio dettagliato sullo stesso.

Nella lettura del volume balza all'occhio la continua successione di formae vitae nei diversi monasteri: la forma vivendi consegnata da Francesco a Chiara, la formula vitae del cardinal Ugolino (con due diverse redazioni, in cui nella prima è presente il capitolo intitolato De possessionibus non habendis, scomparso nella seconda), la forma vivendi di Innocenzo IV del 1247, la Regola di Chiara del 1253 e infine la Regola di Urbano IV del 1263. Tutto ciò può in parte spiegare il motivo per cui, come feci notare nella recensione al precedente volume Chiara di Assisi e le sue fonti legislative. Sinossi cromatica, nella sua Regola Chiara rimarca che «nulla nobiscum residentiam faciat in monasterio, nisi recepta fuerit secundum formam professionis nostrae» (RsC 2,23). Tale affermazione, che come ha mostrato la sinossi cromatica, non si trova in alcuna delle altre regole, potrebbe proprio trovare spiegazione in tale successione di regole. Come facevo notare allora, «tale prescrizione richiama quanto scritto nel Privilegium paupertatis innocenziano: "Et si qua mulier nollet aut non posset observare huiusmodi propositum, vobiscum non habeat mansionem, sed ad locum alium transferatur"». Se, come con valide argomentazioni afferma Accrocca, tale testo è stato falsificato da frate Leone, la considerazione di una simile convergenza con la Regola del 1253 potrebbe aiutare a spiegare il motivo di tale falsificazione. Ciò potrebbe essere convalidato da un’altra inserzione, che si riferisce sempre al tema della professione della Forma vitae del 1253: «Et nulla eligatur nisi professa. Et si non professa eligeretur vel aliter daretur, non ei obediatur nisi primo profiteatur formam paupertatis nostrae» (RsC 4,4-5). Come scrissi nella suddetta recensione, «anche qui si presenta l’eventualità, mai considerata nelle altre regole poste in sinossi, di qualcuna, in questo caso nientemeno che l’abbadessa, che non abbia professato "formam paupertatis nostrae". Pure per questa prescrizione nascono le domande formulate precedentemente: perché viene presa in considerazione una tale eventualità? Si palesava l’eventualità di una abbadessa che avesse professato un’altra regola? Nel caso, quale regola?». La risposta a tali domande ci sarà certamente facilitata dal volume terzo della collana "Secundum perfectionem sancti Evangelii. La Forma di vita dell’Ordine delle Sorelle povere", che sarà dedicato al commento storico di ogni singola parte della Regola di Chiara confermata nel 1253.

Veramente un bello studio, quello che le clarisse offrono a studiosi e non, e si spera pertanto di poterne presto vedere una traduzione in alcune delle principali lingue.


prof. pietro messa

pubblicata in: Frate Francesco 71 (2005), pp. 609-615.

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