Recensioni



FELICE ACCROCCA, Francesco fratello e maestro, Edizioni Messaggero («Orientamenti formativi francescani», 11), Padova 2002, 191 p., euro 10,50 - ISBN 88-250-1167-9.

Certamente «gli studi francescani stanno vivendo, ormai da trent’anni e soprattutto in Italia, una stagione splendida, ricca di frutti» (p. 5) e lo stesso Felice Accrocca può essere reputato un’espressione di questa vitalità come mostra il volume in cui egli ripresenta una serie di suoi studi, ma collegati ora dal desiderio di fornire uno strumento di studio e riflessione per coloro che sono coinvolti nella formazione francescana.

I vari contributi già apparsi precedentemente, rivela l’autore nella premessa, sono segno di un’evoluzione che egli stesso ha compiuto: infatti «negli studi meno recenti (cf. capitoli 4 e 5) i materiali biografici, quelli riferibili alla testimonianza dei compagni di Francesco in modo particolare, risultano di gran lunga le fonti più utilizzate; gli studi più recenti (cf. capitoli 2, 3, 6 e 7), invece, privilegiano indubbiamente gli scritti di Francesco» (p. 8). Se nell’utilizzo dei materiali biografici, soprattutto quelli attribuibili ai compagni, si percepisce l’influsso di Raoul Manselli, nell’accordare un posto privilegiato agli scritti si nota maggiormente l’influsso di Giovanni Miccoli. Con questo non si vuol dire che l’autore è passato da Manselli a Miccoli in una referenza bibliografica, ma che nella sua evoluzione si percepisce una maggior influenza prima del maestro romano e successivamente del professore triestino. Infatti il 1997 rappresenta un anno di passaggio nella personale evoluzione dell’autore con il volume Francesco e le sue immagini, nel quale riconosce il debito sostanziale verso Miccoli.

Fin dalla premessa del presente studio l’autore indica che finalità della pubblicazione è quella di offrire degli orientamenti formativi francescani. Nello stesso tempo, però, afferma che «Francesco si considerò sempre un fratello dei suoi fratelli e non pensò mai di poter divenire loro maestro» e se è divenuto un maestro di vita cristiana lo è divenuto «anche contro la sua volontà» (p. 9; cf. p. 164). Certamente con ciò si vuole sottolineare che egli volle sempre essere semplicemente frate Francesco, come si definisce anche nel suo Testamento, e tuttavia, egli ha assunto comportamenti di guida vera e propria, ovvero di formatore, come si evidenzia ad esempio nelle Ammonizioni e negli ordini perentori rivolti ai frati.

Gli otto capitoli del volume sono disposti in modo da costituire un itinerario che, prendendo spunto dalla vicenda di Francesco d’Assisi, forma le diverse dimensioni della vita.

Il primo capitolo presenta La vita attesa. Dal Natale di Gesù al nostro Natale (pp. 13-29), affrontando la questione della notte natalizia trascorsa da Francesco a Greccio. Prima di tutto l’autore avvisa che un retto approccio è condizione imprescindibile non solo per la ricerca storica, ma anche per la spiritualità la quale, spesso, rimane prigioniera di una serie di equivoci enumerati nel testo. Esaminando le fonti egli narra del Natale di Greccio e mostra che in quella occasione Francesco meditò e fece meditare il mistero dell’Incarnazione intimamente unito a quello dell’Eucarestia. Nonostante questa sia la realtà dei fatti continua a persistere l’equivoco che volle il Santo inventore in quel luogo del presepe, affermazione apparsa in modo esplicito soltanto a cominciare dal 1581 con Juan Francisco Nuno, un francescano spagnolo che dimorava all’Aracoeli.

Il capitolo secondo è dedicato a La vita spirituale. La preghiera nell’esperienza di Francesco e Chiara (pp. 31-47). In esso l’autore sottolinea l’importanza della riflessione sul mistero dell’Incarnazione che conduce Francesco a seguire le orme di Cristo nell’azione e nella contemplazione. Tale sequela, diventata liturgia di lode, è stata condivisa totalmente da Chiara.

I capitoli tre e quattro affrontano entrambi La vita fraterna. Dalla Trinità (cap. III: pp. 49-73) alla carità (cap. IV: pp. 75-91). Anche in questo caso si sottolinea l’importanza della riflessione sull’Incarnazione evidenziando inoltre che se, come ha più volte scritto Th. Matura, Francesco ha sempre presente il mistero trinitario, tuttavia il perno centrale è Cristo. Questa circolarità trinitaria meditata da Francesco conduce alla carità tanto che nel Testamento, ricapitolando la sua esperienza cristiana, definisce come tratto qualificante della sequela di Cristo la carità usata nei confronti dei lebbrosi. L’autore fa notare che nelle fonti, ad esempio quella inerente alla donna povera alla quale il Santo dona il mantello, si intravvede «una certa qual “solitudine” di Francesco» che consiste in una non consonanza, per non dire incomprensione, tra lui e i frati che gli stanno attorno (pp. 87-90).

Proprio questo tema della «solitudine» di Francesco con cui si conclude il capitolo quarto introduce al capitolo successivo in cui si tratta de La vita sofferta. Francesco e l’esperienza del dolore (pp. 93-126). Come ha avvisato fin dalla premessa, in questo contributo l’autore vuole offrire, a partire dall’esperienza del Santo di Assisi, uno spunto di riflessione circa l’atteggiamento dell’uomo davanti al dolore. A proposito di ciò viene affrontato non solo il tema delle malattie di Francesco, ma anche delle tribolazioni e sofferenze interiori, come quella dell’incomprensione e distacco dalla famiglia; l’esperienza della solitudine con la stessa fraternitas ormai diventata religio, il percepirsi più ammirato che condiviso dagli stessi frati. Tutto ciò culmina nella insidia della tentazione che lo tiene in angustia per due anni e dalla quale cerca di uscire mediante astinenze, preghiere e mortificazioni. È in questo contesto che va letta l’esperienza crocifiggente della Verna nella quale superò la tentazione della ribellione, secondo G. Miccoli, o la frustrazione del fallimento, secondo G. Merlo. Da questo momento la vicenda di Francesco si avviò verso il suo compimento e anche tutte le malattie e tribolazioni si rivestirono di luce come esprime la strofa del cantico riguardante sora nostra Morte corporale.

Ma Francesco ebbe a confrontarsi non solo con le incomprensioni altrui, ma anche con le proprie e così nel capitolo sesto l’autore tratta de La vita esigente. Le durezze di fratello Francesco (pp. 127-144) che si colgono palesemente nella seconda parte del Testamento e nella lettera autografa a frate Leone attualmente conservata nel duomo di Spoleto. In questo autografo in seguito agli ultimi studi soprattutto di A. Bartoli Langeli, secondo il nostro autore, si nota che le ultime quattro righe del testo sono state scritte in un secondo momento e manifestano un ammorbidimento da parte di Francesco delle posizioni assunte nella prima parte. Il tutto fa trasparire un uomo che è chiamato a confrontarsi con la propria impulsività che vorrebbe allontanare frate Leone percepito, probabilmente, come eccessivamente invadente. Proprio questo spaccato sull’umanità in un certo qual senso drammatica dell’Assisiate, strappa Francesco da certe immagini agiografiche rendendolo un riferimento ancor più valido per un cammino formativo.

Il capitolo settimo presenta La vita silente. Via a Dio e ai fratelli (pp. 145-158) in cui l’autore mostra la nostalgia di Francesco per la vita eremitica, tanto che non solo scrive un Regola per coloro che abitano negli eremi, ma esorta i frati stessi a trattenersi dalle chiacchiere inutili. Eppure anche questo richiamo ha un valore relativo, cioè soltanto se vissuto in relazione alla carità la quale, come mostra la lettera ad un ministro, ha la meglio anche rispetto alla vita eremitica. L’autore quindi non teme di parlare di «silenzio caritativo» e di «silenzio pastorale» come espressioni della minorità vissuta dal Santo nei momenti d’incomprensione.

L’unico capitolo nuovo di tutto il libro è l’ottavo La vita che cresce. Per un itinerario formativo: spunti e appunti (pp. 159-169) il quale appare come una sorta di conclusione, o meglio di integrazione di tutti i capitoli precedenti mostrandone la valenza per un itinerario formativo. In esso l’autore schematizza un itinerario formativo che emerge dalla vicenda di Francesco d’Assisi. Punto di partenza è «la scoperta della ripresentazione di Cristo Gesù sotto le vesti dei poveri e degli emarginati» che conduce, «attraverso la guida dello Spirito, alla scoperta del mistero del Padre» (p. 160). Contemplando la Trinità si è spronati all’espropriazione di sé e alla crescita nella dimensione fraterna in minorità (pp. 161-162). In conclusione per Accrocca «interiorità, fraternità, apostolato appaiono così facce diverse di un’unica medaglia» che è la via di Francesco il quale, proprio avvertendo in sé debolezze e contraddittorietà, avvertì l’urgenza di «porre insieme esigenze opposte, ovvero abbracciare la globalità, tenere l’uno senza dimenticare l’altro» (p. 167).

Questo ultimo capitolo è certamente il più stimolante di tutto il volume perché mentre integra i capitoli precedenti in un’unica visione formativa, apre spunti di riflessione e di ricerca assai importanti, grazie anche a riferimenti espliciti a scienze antropologiche, rappresentate soprattutto dagli studi della scuola iniziata da Rulla e Imoda presso la Pontificia Università Gregoriana. Così ad esempio a p. 163, in nota, accenna all’ortopatia intesa come «un corretto sviluppo dell’area affettiva» dalla quale nasce la domanda sul sentire affettivo e profondo di Francesco. È a questa interiorità infatti che devono richiamarsi coloro che idealmente si appellano alla esperienza cristiana di Francesco se non vogliono incorrere nel pericolo, purtroppo spesso non evitato, di assumere i suoi comportamenti raggiungendo risultati finali diversi, se non opposti, a quelli del Santo d’Assisi. Pur lasciando aperta la domanda a ulteriori ricerche mi sembra che l’interiorità di Francesco riproposta ai frati nel Testamento, consista nel facere misericordiam, intesa nella sua accezione più propria: partecipazione all’amore di Dio stesso verso la povertà umana (vedi il nostro Le fonti patristiche negli scritti di Francesco d’Assisi, pp. 236-264).

Quello dell’autore vuole essere un testo divulgativo e l’abbondante bibliografia, aggiornata al febbraio 2002, è garanzia di serietà scientifica. Proprio perché cospicua non tutti gli studi sono presi in considerazione. Così, ad esempio, riguardo alla Ammonizione I (della quale si parla soprattutto alle pp. 63-64) credo che uno studio importante per contenuto e approccio metodologico, sia quello di Cesare Vaiani: Vedere e credere. L’esperienza cristiana di Francesco d’Assisi, («Sapientia», 2), Glossa, Milano 2000.

La finalità data ai vari studi è quella di diventare motivo ispiratore per coloro che condividono la scelta francescana e in ciò, l’autore, non teme di presentare ai suoi lettori il modello di Francesco nella sua integralità e radicalità, accentuando l’azione dell’uomo: «Tutto, in effetti, poggia sull’esigenza di ripetere in se stessi l’esperienza di Cristo, sforzandosi di imitare la sua capacità di fare sintesi degli opposti» (p. 162; cf. pp. 29. 47. 168). In ciò sembra di scorgere una certa influenza di G. Miccoli il quale ha ribadito più volte la forza esemplare dell’Incarnazione e dell’Eucarestia, mettendo in ombra la dimensione salvifica/soteriologica dell’evento cristiano. Credo che tutto ciò non si possa non riflettere in un cammino formativo.

La medesima collana «Orientamenti formativi francescani» prevede un altro contributo dell’autore che speriamo di vedere presto per cogliere ancora una volta la capacità di coniugare rigorosità scientifica e attenzione alla concretezza dell’uomo. Capacità che credo scaturisca anche dal fatto che don Felice Accrocca, pur nella fatica, tiene unita la ricerca accademica e l’attività pastorale.


prof. pietro messa

pubblicata in: Frate Francesco 69 (2003), pp. 609-613.

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