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MARIO SENSI, Il Perdono di Assisi, Edizioni Porziuncola, Assisi 2002, XVI+399 p., 11 tavv. + 42 fig. fuori testo, euro 25,00 - ISBN 88-270-0454-8.

Mario Sensi più di una volta nei suoi studi e ricerche d’archivio si è interessato delle origini del dell’Osservanza e in questo volume affronta un luogo e un aspetto importante del movimento francescano osservante e cioè l’indulgenza della Porziuncola. Dopo una introduzione in cui immediatamente manifesta il suo punto di vista in merito al cosiddetto Perdono di Assisi, sviluppa il tema proposto in sette capitoli a cui segue una sostanziosa appendice in cui sono riportati i documenti più importante riguardanti l’indulgenza della Porziuncola. Altrettanto nutrita è la bibliografia a cui fa seguito un indice onomastico, toponomastico, delle illustrazioni e delle referenze fotografiche che rendono facilmente consultabile il volume.

Nell’introduzione (pp. IX-XV) l’autore evidenzia il «carisma materno» di Francesco d’Assisi testimoniato dal Santo stesso nella epistola a frate Leone e da Bonaventura nella Vita beati Francisci; tale carisma sarebbe anche una delle chiavi per comprendere il Perdono di Assisi.

Nel capitolo primo (pp. 1-16) è presentata «Santa Maria degli Angeli, santuario mariano e sanfrancescano», evidenziando i pellegrinaggi alla Porziuncola e la «maternità» della Porziuncola, santuario sanfrancescano. Il capitolo secondo (pp. 17-48) affronta direttamente il tema del Perdono il quale avrebbe fatto parte di quella serie di secreta ordinis che soltanto in un secondo momento i compagni avrebbero reso pubblici e che nel 1277 due frati minori di Monteripido in Perugia deposero presso un notaio (pp. 21. 27). Dal momento che alla Porziuncola fu riconosciuto il privilegio dell’indulgenza, essa divenne, come il santuario di San Michele al Monte Gargano, uno dei luoghi in cui conseguire la «vita eterna». Il capitolo terzo evidenzia che l’indulgenza della Porziuncola è pienamente comprensibile soltanto se si considera che alla fine del secolo XIII ci fu una vera e propria nuova stagione delle indulgenze plenarie (pp. 49-82). Le prime avvisaglie si ebbero a Spello nel 1293 quando con un processo canonico si dimostrò l’indulgenza che Gregorio IX avrebbe concesso in occasione della consacrazione dell’altare della chiesa di San Lorenzo; certamente di maggior rilievo fu la perdonanza concessa da Celestino V nel 1294 alla chiesa di Santa Maria di Collemaggio all’Aquila e il giubileo di Bonifacio VIII del 1300. Un caso particolare è l’indulgenza che Benedetto XI nel 1304 avrebbe concesso alla chiesa dei domenicani di Perugia: infatti essa è concessa «ad instar» di quella della Porziuncola ed è espressione della rivalità tra i due ordini mendicanti.

Il capitolo quarto (pp. 83-98) affronta il problema degli attacchi all’indulgenza della Porziuncola. Come avviene spesso lungo la storia le accuse, con la conseguente difesa, sono il luogo dove maggiormente si afferma l’identità, e ciò avvenne anche alla Porziuncola. Infatti all’inizio del XIV secolo, contemporaneamente ai dubbi sull’autenticità dell’indulgenza della Porziuncola, videro la luce il diploma del vescovo minorita di Assisi Teobaldo, quello del suo successore, pure lui minore, Corrado, il Tractatus de indulgentia Sanctae Mariae de Portiuncula di Francesco Bartoli.

Mario Sensi pone attenzione anche alle fonti iconografiche e così dedica il capitolo quinto (pp. 99-119) alla pala di Ilario da Viterbo che sta nella Porziuncola. Analizza i temi illustrati a cominciare dall’Annunciazione, per poi proseguire con gli episodi del Perdono. Tale tavola ebbe fortuna come mostrano le repliche analizzate dall’autore nel capitolo sesto (pp. 121-145): quelle di San Francescuccio in Assisi, della facciatina della Porziuncola, della cappella delle rose in Montefalco, dell’omonima cappella presso la Porziuncola, per terminare con le lunette di Dono Doni nel chiostro della Basilica di San Francesco in Assisi e quelle di Francesco Providoni nel chiostro della Basilica di Santa Maria degli Angeli. Il settimo e ultimo capitolo sottolinea che la Porziuncola divenne oltre che luogo dell’identità francescana, santuario della terapia del corpo e dello spirito.

Nelle conclusioni (pp. 171-173) l’autore riafferma la sua convinzione che il Perdono, inizialmente uno dei secreta ordinis, affermatosi soltanto a partire dalla fine del secolo XIII, è espressione della maternità di Francesco. Mario Sensi evidenzia in modo particolare la testimmonianza di Michele da Spello in quanto «versione dotta del consensum fidelium» (p. 173) all’indulgenza della Porziuncola.

Una caratteristica di Mario Sensi è il suo approccio immediato alle fonti e anche in questo studio non si smentisce riportando nelle appendici numerosi documenti riguardanti l’indulgenza della Porziuncola: diploma di Teobaldo Pontano, vescovo di Assisi; narratio Michaelis Bernardi da Spello; privilegio di Corrado, vescovo di Assisi; dossier di documenti riguardanti l’indulgenza e il pellegrinaggio alla Porziuncola; moniti e norme per la processione del Perdono; i sermones composti per l’indulgenza della Porziuncola; le didascalie delle lunette del chiostro di Santa Maria degli Angeli con la storia del Perdono. Tra le numerose fonti riportate dall’autore possono essere collocate le undici tavole a colori e le ben quarantadue figure che riproducono documenti iconografici inerenti all’indulgenza della Porziuncola.

Il volume di Mario Sensi, il quale evidenzia l’importanza di una fonte spesso trascurata e cioè quella di Michele da Spello, offre una monografia direi completa circa l’indulgenza della Porziuncola; è un lavoro che presenta una sintesi di lavori svolti negli anni passati su singoli documenti. Ciò non significa che non siano necessari ulteriori approfondimenti sui singoli documenti, come quelli svolti recentemente nei densi articoli di Stefano Brufani [cf. S. Brufani, «L’indulgenza della Porziuncola e il diploma di Teobaldo d’Assisi», in Franciscana 2 (2000), pp. 43-136; Id., «Il dossier sull’indulgenza della Porziuncola», in Assisi anno 1300, ed. S. Brufani - E. Menestò («Medioevo Francescano. Saggi», 6), Assisi 2002, pp. 209-247] o nel volume miscellaneo sull’indulgenza dei domenicani di Perugia [Indulgenza, città, pellegrini. Il caso della perdonanza di San Domenico di Perugia, Ministero per i beni e le attività culturali - Archivio di Stato di Perugia, Centro culturale S. Tommaso d’Aquino, Perugia 2001].

Molto rimarcato nel volume è l’aspetto materno del carisma del Santo di Assisi (es. pp. XII. IX. 171) tanto che l’autore afferma che «questa indulgenza è strettamente legata alla maternità di Francesco (p. 171)». Certamente Francesco scrive a Leone con uno spirito materno, così come nella Regula invita i frati ad amarsi come una madre ama il proprio figlio, tuttavia tale spirito materno è simbolo dell’amore della madre e non del generare, per cui credo che è bene sottolineare la particolare accezione con cui egli usa il termine madre e cioè quello dell’intensità dell’amore e non tanto della fecondità. Ugualmente importante è definire da quando e in quali testi si è iniziato a denominare l’indulgenza della Porziuncola con il nome di Perdono; ciò permetterebbe di non cadere nell’errore, purtroppo sovente negli studi francescani, di retrodatare a Francesco situazioni, denominazioni e significati che hanno avuto origine successivamente.

Al termine di questo volume si rende evidente la necessità di studi critici sulle singole fonti come quelli già compiuti da Stefano Brufani e speriamo di avere presto una nuova edizione del Tractatus di Francesco Bartoli.


prof. pietro messa

pubblicata in: Frate Francesco 69 (2003), pp. 291-294.

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